Paolo Massobrio, critico enogastronomico, ideatore di Golosaria, direttore di Papillon, “periodico di sopravvivenza gastronomica, ha “chiuso” domenica 8 giugno In Fiera con Gusto, la kermesse delle eccellenze alimentari e dell’alta ristorazione, a Santa Lucia di Piave (TV).

Intervistato dall’art director di In Fiera con Gusto, Marco Valletta, davanti alle cucine dei team del Gellius e del Feva al lavoro per incantare i propri ospiti con piatti straordinari al palato e alla vista, ha fatto il punto sulla salute e le prospettive del settore e ha tracciato la linea ideale su cui la manifestazione santalucese, alla prima edizione, che dovrebbe continuare per crescere e raggiungere gli obiettivi che la motivano: valorizzare il territorio attraverso il cibo, i luoghi e le persone che lo abitano, un tutt’uno inestricabile che crea un valore unico.

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«C’è un evidente problema di comunicazione delle eccellenze agroalimentari e enogastronomiche italiane – ha spiegato Massobrio -. Ho letto di recente una statistica che mi ha fatto rabbrividire: l’Italia è agli ultimi posti nella comunicazione del prodotto vino, addirittura sotto la Spagna, e questo dice tutto. Comunichiamo poco e male le nostre tante eccellenze».

Paolo Massobrio, che conosceva già il Coneglianese, ha potuto visitare domenica alcuni luoghi d’incanto della Marca Trevigiana, ammirando scorci paesaggistici unici e assaggiando i prodotti del territorio figli dei luoghi: Rolle, Cison di Valmarino, Follina, Santo Stefano di Valdobbiadene, “perle” incastonate nelle “famose” colline del Prosecco.

«Le colline del Prosecco sono bellissime e uniche – ha detto l’ospite illustre, che proviene da una terra altrettanto bella e ricca di “eccellenze”, il Monferrato -, ho visto bella gente, opere d’arte, luoghi straordinari, ed è un peccato che non siano molto più conosciuti. Dovete trasmetterli prima di tutto ai comunicatori. Io se non fossi stato invitato a In Fiera con Gusto, non li avrei conosciuti».

Ora Massobrio, che collabora con numerose testate nazionali come La Stampa, l’Avvenire, conosce anche questo pezzo di Paese, ha assaggiato i suoi piatti e degustato i suoi vini, ha visto la bellezza naturale, turisticamente ancora poco sfruttata, di questi luoghi. E, sicuramente, ne parlerà e scriverà (oltre che tornare a visitarli, lo ha promesso, presto).

«La Marca Trevigiana ha 180 prodotti certificati di qualità» lo ha incalzato Marco Valletta. «Come promuoverli? Un format come In Fiera con Gusto, a tuo avviso, può avere un senso?»

«In tutte le operazioni che mettiamo in campo il punto di partenza deve essere sempre l’uomo, che sta dietro ai prodotti, dietro alle cose, dietro alla storia dei luoghi – ha risposto -. In questo luogo (la ex Filanda di Santa Lucia di Piave di recente restaurata, ndr) si respira la storia, una storia gloriosa di questa comunità perché la bachicoltura ha dato molto all’economia locale. Questo è un luogo della memoria e la memoria è il punto di partenza per costruire il racconto di ciò che abbiamo oggi, tra cui i 180 prodotti certificati».

Su come promuovere il territorio Massobrio ha dato alcuni spunti non scontati, che, a ben vedere, rafforzano il progetto di In Fiera con Gusto. «In vista dell’Expo 2015 questo luogo dovrebbe vivere per sei mesi, per sei mesi essere il punto di incontro dei protagonisti, delle eccellenze agroalimentari e della ristorazione di questo territorio e farle conoscere – ha affermato -. Questa filanda può essere il luogo che mette insieme le eccellenze e ha la capacità di promuovere e far conoscere questo territorio attraverso i suoi prodotti e le persone che li creano».

«Questa Fiera ha scommesso sui giovani, sui futuri chef, allievi delle scuole del territorio, che si sono confrontati, tra di loro in gare di cucina, e con gli chef senior già affermati partecipando ai loro show cooking e alle demo culinarie  – è stata l’ultima domanda di Marco Valletta -. Che messaggio puoi dare a questi ragazzi che hanno raccolto la sfida e si sono messi in gioco partecipando a In Fiera con Gusto?»

«I cuochi di domani non possono essere quelli che sognano di andare in televisione – ha risposto il giornalista – I cuochi di domani devono sognare di fare gli osti. L’oste è una figura complessa, è un cuoco, ma anche un filosofo ed è un venditore del suo territorio; è anche uno psicologo che capisce i bisogni delle persone che entrano e si siedono ai suoi tavoli… L’oste è uno che ha nella sua missione quella di fare felice l’altro. Io sogno che i giovani sognino di fare gli osti».

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Paolo Massobrio si è quindi fermato a degustare il menù dello chef del Gellius Alessandro Breda abbinato alle birre Theresianer, trovando “straordinaria” la faraona, che aveva chiesto espressamente di poter assaggiare (in foto con Giuseppe Munari, segretario generale di Santa Lucia di Piave)

 

 

Paolo Massobrio è stato intervistato da:

Francesca Nicastro
Ufficio stampa Azienda speciale Santa Lucia  Fiere
press@francescanicastro.it
335.5755785

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